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Undici incontri consumati tra tavolini nei bar, dialoghi spogli, silenzi imbarazzanti aventi come unico peculiare tema che li accomuna tra loro: ”caffè e sigarette”. L’inizio del progetto è nato nel 1986, con un corto dove vediamo recitare  Roberto Benigni insieme a Steve Wright in una ironica e imbarazzante discussione ad un tavolino di un bar, intenzionati a fumare sigarette e bere caffè per tutto il tempo. Tre anni dopo arriva un secondo cortometraggio ”coffee and cigarettes-Memphis version” con Steve Buscemi e i suoi aneddoti su Elvis Prisley mentre con il terzo ”coffe and cigarettes- somewhere in California”, in cui recitano Iggy Pop e Tom Waits, il regista ne esce vincitore da Cannes ottenendo la palma d’oro nel 93′ . Ricevuto tale successo, Jarmusch continua il progetto girando altri 9 cortometraggi in periodi diversi della sua vita e li mescola tra loro creandone il lungometraggio datato 2003. Tutte storie di personaggi appartenenti ai margini della società, che conducono una vita quasi monotona, fine a se stessa, all’interno di ambienti il cui stesso regista concepisce come lo stato d’animo dei personaggi, spazi simili tra loro che ne esprimono l’alienazione. A telecamera spesso fissa, con un uso sorprendente della fotografia B/N con la quale marca la negatività esistenziale, il regista riesce a raccontare con semplicità aneddoti di vita comune attraverso le vicende di personaggi nevrotici e maniacali. Jarmusch non fa mai mancare le sue riflessioni personali mediante tocchi di ironia ed intellettualismi, in particolar modo sullo star system e le condizioni delle diverse classi sociali. Un inno alla problematicità della comunicazione tra gli esseri umani, dove pero’ i personaggi riescono a mantenere la loro autenticità e originalità, in una scena underground schiava della dipendenza e del consumo. Un cast davvero particolare (fantastica Cate Blanchett che interpreta entrambi i personaggi del cortometraggio ”cousins” ) che vede recitare non solo noti attori (Bill Murray, Benigni, Buscemi) ma anche musicisti della scena hip hop ( RZA) e rock come i White Stripes ed Iggy Pop, che cura anche le musiche del film insieme a Tom Waits. Una pecca per le sceneggiature un po’ scarne, quasi calustrofobiche, dove fanno da cornice il fumo di sigaretta e le indimenticabili tovaglie a forma di scacchiera, oltre ad un doppiaggio davvero fastidioso, preferibile la visione in lingua originale. Nelle ultime storie il film diventa un po’ lento con battute già sentite all’inizio del film, ma vale la pena vederlo, aldilà dell’eccezionale cast e della spettacolare fotografia. Jarmusch è da sempre sottovalutato ma è senz’altro uno dei registi indipendenti migliori in vita che merita l’attenzione del pubblico.

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