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Nel gergale Londinese ”as queer as a clockwork orange” significa ”strano come un’arancia ad orologeria” e, proprio come il frutto, Alex ha diversi spicchi/personalita’ (carnefice, spietato, vittima, poi di nuovo carnefice) dotato di una lancetta che ciclicamente attraversa diverse fasi concludendosi col ritorno allo stesso punto ed innescandosi come una bomba ad orologeria. Anche lo stesso nome del protagonista ci mostra la sua natura, A-lex = senza legge. Una personalità controversa, nichilista, il cui male e ipocrisia si cela dietro l’apparente innocenza. (dunque, il tema del doppio, duplicità ed ambiguità dell’uomo). Basti pensare alla scena in cui Alex dimostra di leggere entusiasticamente la bibbia al parroco della prigione, facendo finta di sottostare come uno schiavo al controllo della religione mentre invece nutre adorazione esclusivamente verso le guerre, immaginando concubine nude e sognando di far parte alla frustazione di Cristo. Ma vedremo come lui stesso si sottoporra’ ad un ”sacrificio” come il Cristo, per la propria liberazione. 

– METAFORE E POST-MODERNISMO Un film di grande espressione ed impatto visivo, a prevalere è senz’altro la tecnica del chiaro scuro e luci/ombre, in contrasto con i colori freddi e caldi (rosso, blu, bianco, nero). Il bianco è usato ironicamente con il ”latte piu” in aggiunta di mescalina, di cui i drughi fanno uso prima delle loro imprese brutali, cosi da diventare il colore della violenza anziché della purezza. L’uso mlteplice delle forme e del plasticismo (i manichini di donna da cui esce il latte dal seno= incipit alla violenza e allo sturpro) con una mescolanza di stile si rendono contradditori tra loro all’interno di un’ambientazione puramente post-moderna dai vivaci toni pop art. Una perfetta rappresentazione di un futuro costernato dal pessimismo esistenziale col privileggiare di forme ed oggetti che ne indicano la vacuità intrinseca della sostanza e la perdita inesorabile di valori. Una perdita di valori rappresentata anche dal tema edipico e dell’eros/thanatos, prima la donna diventa oggetto sessuale, poi di morte. L’irrazionalità e il caos della mente umana è invece rappresentata dal labirinto, con una costante presenza del rosso come la passione e l’eccesso vitale degli impulsi, un quadro perfetto di cui le note di musica classica ne fa da perfetta cornice. 
-IL RUOLO DELLA MUSICA CLASSICA 
Beethoven sta ad Alex come il Norvir sta ai malati di HIV. Beethoven è per Alex la vera energia vitale, la spinta adrenalinica. Ha una passione fervente, una passione che non è stata scelta a caso, il regista poteva scegliere un Mozart, un Bach ma invece no, la scelta ricade su Beethoveen perchè la sua musica è feroce, violenta, impulsiva, incarna perfettamente lo spirito del protagonista. La musica classica, specie in anni passati, era associata al nazismo. Kubrick ricevette diverse accuse fasciste ma tali critiche vengono facilmente smentite dalle sequenze in cui mostrano l’inibizione della violenza di Alex attraverso la costretta visione delle atrocità naziste e dei gulag Russi. Visione accompagnata dal sottofondo Beethoveniano, che sarà per Alex fonte di malessere e nausee e non piu’ di adrenalina quando lo riascolterà fuori dalla prigione. Com’è manovrabile la mente umana, da incipit alla violenza, la musica, ne diventa inibitrice.

-IL NADSAT E LA SATIRA KUBRICKIANA “Drugo” = amico, “devochka” = ragazza, “karasciò” = bene, “su e giu” = sesso, e altro ancora, rappresentano il gergo della banda che marca il loro ”uscire dai canoni” ed è stato anche un modo del regista di farsi aiutare dall’inguaggio per disorientare lo spettatore. Ci mostra anche come la mentalità del futuro sia cambiata con un mescolarsi di culture, attraverso lo slang anlgo-russo. Il gergo è accompagnato dall’humor nero che il maestro fa sentire in tutti i film: si pensi alla scena in cui la donna che uccide Alex, viene schiacchiata da un gigante fallo di plastica, scena ironica tanto quanto pessimistica, del resto, come tutte le sorti dei personaggi.

VISIONE ANTROPOLOGICA E SOCIALE In quest’opera Kubrick ci mostra un ritratto grottesco della società odierna e dell’inconscio umano. Come il pessimistista Macchiavelli, anche secondo Kubrick l’uomo ha una natura malvagia, un male intrinseco rappresentato con la volontà di agire e di conseguenza, non si puo’ punire cio’ che è innato. La perfetta antitesi dell’uomo buono di Rousseau. La società è rappresentata come una prigione dove vigono regole e norme a cui bisogna sottostare, se si vuole vivere in armonia con gli altri, seguendo dogmaticamente schemi impartiti e ritenuti erroneamente giusti, al fine di omologarci. Una società decadente, come la defini Nietzsche, in cui abbiamo soltanto una visione apparente della realtà e a prevalere sono gli istinti. 

Alex rappresenta proprio l’uomo che agisce per istinto, ”la volontà di potenza” (lo stesso Nietzsche enuncia che soltanto l’uomo forte è in grado di agire ed elevarsi ai piu’ deboli) causando la rottura di questi canoni sociali. Ma Alex in realtà non è malvagio fino a rendersi repellente (come altri personaggi dei film di Kubrick, giusto per citarne uno, il Dottor Stranamore) , sarebbe superficiale e del tutto erroneo definirlo tale, è soltanto giovane, estroverso, libero. E usa la sua libertà per compiacere unicamente se stesso, unico suo fine, senza badare alle conseguenze e senza sentire alcun rimorso o colpa. Ad essere malvagi fino allo squallore saranno i suoi compagni che lo tradiranno, lasciandolo nelle mani dei poliziotti . La sua famiglia, che dovrebbe rappresentare un ”porto sicuro” ma che lo abbandona, anzi, addirittura lo rimpiazza. L’idea Hageliana dello Stato, che alla fine vuole creare un individuo perfetto, in un mondo perfetto, ma che fallisce e aliena il prossimo. La vera crudeltà, dunque, non è concentrata unicamente sul protagonista, ma è rapresentata dalla società stessa.
-IL LIBERO ARBITRIO Lo stesso Burgess ha specificato di non aver scritto un inno alla violenza ma alla libertà dell’uomo. La situazione e i cambiamenti dello stato del personaggio pero’ la dicono lunga. Alex ce l’ha davvero questo libero abitrio, alla fine?
Se ci pensiamo bene, la risposta è no. Alex viene guidato, oltre dai suoi istinti, unicamente dal ”milk plus” che, insieme alla musica di Beethoven, lo spinge a commettere azioni violente e anche dopo, nonostante la sua purificazione da catarsi aristotelica, non ha mai una libertà reale perchè vive in una società manipolata dai potenti, capaci di ottenere cio’ che vogliono attraverso i loro mezzi, disprezzando e sfavorendo il bene comune.

-CRITICA SOCIALE E PROPAGANDA POLITICA

Il subconscio dello spettatore si scarica in Alex proprio come si può trovare sollievo in un sogno. Ci si duole che lui sia schiacciato e represso dall’autorità, ma per lo più il nostro inconscio riconosce la necessità di quell’azione”. E’ chiaro nell’opera come lo stato tenda ad istituzionalizzare l’uomo al fine di creare docili creature da poter sottomettere e governare con facilità. Conservare l’ordine attraverso la violenza dello stato, non fisica come quella del protagonista ma morale, facendo il lavaggio del cervello e rendendo le menti influenzabili e plasmabili. Una critica che va aldilà della politica abbacciando l’intera società malata e guasta, mostrando la violenza dei poliziotti corrotti, delle guardie carceraria, dell’ispettore giudiziario, tutte figure autoritarie simil-Hitleriane poste in cima alla scaletta dei ruoli sociali. Una predica pedagogica sul disinteresse di tutti i detenuti, dentro e fuori la prigionia. Una critica pedagogica anche ai ruoli genitoriali che ci fanno entrare empaticamente in diretto contatto col personaggio, infondendo dentro di noi quel pensiero inconscio che siamo tutti inesorabilmente soli, abbandonati a noi stessi.

CONCLUSIONI Insomma, con tutto questo popo’ di roba, Kubrick ha voluto semplicemente mostrarci la sua idea di società e dell’essere umano in toto, una società dove l’uomo è schiavo, maligno, egoista, corrotto e sottomesso. Ci ha mostrato una povertà d’animo e di valori, una libertà e bontà utopica . L’essere umano contraddittorio, che viaggia sempre su doppi binari. Un film che coinvolge emotivamente e ci sveglia come un pugno nello stomaco. Perchè se dopo aver letto questa recensione, provate a chiudere il computer e guardarvi intorno, noterete quanta follia c’è dentro e fuori ognuno di noi e che il Maestro Kubrick, non aveva poi tanto torto ad interpretare un’umanità cosi indegna, , anzi, ha messo in scena una realtà quotidiana di cui nessuno ha il coraggio di parlare.

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