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Il mito del doppio in uno, il cosiddetto ”Unheimlich perturbante Freudiano, sembra essere il tema centrale che Cronenberg ha voluto presentarci con Dead Ringers, di annata 1988. Abile recitazione di Jeremy Irons le cui tecniche fotografiche come il ”motion control” e lo ”spleet screen dissimulato”, hanno permesso all’attore di interpretare entrambi i ruoli dei gemelli.I Mantle, ginecologi affermati che combattono la sterilità femminile, vivono quasi in simbiosi condividendo tutto: dal lavoro alla casa sino alle donne, senza mai legarsi sentimentalmente.
Entrambi, ad insaputa del mondo esterno, hanno un lecito patto tra loro in cui ognuno ha una propria parte nella vita dell’altro. Elliot, sfrontato ed estroverso, si divide tra il lavoro raccogliendo i fondi e feste mondane (a cui va anche al posto del fratello, spacciandosi per lui) mentre Beverly, di natura introversa e goffa, è piu’ votato allo studio e alla ricerca, e rappresenta il braccio destro di Ellie nel lavoro, ma con una personalità piu’ vulnerabile.
Il tema del doppio non è altro che un simbolo che rappresenta l’amore verso se stesso, amore che prova per se stesso Elliot, narcisista ed egocentrico, con un’ inadeguatezza per le cose serie, come egli stesso dice. Apparentemente spregiudicato e indifferente, l’io narcisista ha bisogno pero’ di un alter ego per poter negare il pensiero della morte insita in ognuno di noi, ed ecco che Beverly rappresenta il lato perturbante del doppio, quello negativo e distruttivo, nonchè la proiezione di diniego narcisista. Una distruzione in cui il personaggio arriverà solo alla fine, dopo trasformazioni di mente, e corpo. Talmente uguali esteticamente, da rendersi irriconoscibili agli occhi degli altri, persino agli occhi di Claire, che rappresenterà poi l’elemento di disturbo tra il loro morboso legame, sino a spezzarlo. Claire, è un attrice affetta da una malformazione all’utero (triforcuta) personalità eccentrica, ma fragile e paranoide. Anche un po’ troia. Si rivolge ai fratelli con la speranza di poter avere una cura per l’infertilità e procreare (cupo senso di predestinazione, altro tema caro al nostro Cronenberg). I due fratelli inizieranno per un capriccio sessuale di Ellie una tresca, portandosela a letto all’insaputa di lei che crede ingenuamente si tratti di una persona sola. I gemelli tanto uguali pero’, hanno una diversa concezione dell’amore: per Elliot il rapporto è puramente carnale, tant’è che la cederà a Bev che invece se ne innamora. Per la prima volta, Bev non vuole dividere qualcosa con il fratello, l’amore per una donna. E qui inizia la prima mutazione, l’inizio della scissione con suo fratello, il cambiamento di personalità, portando una mutazione inevitabile anche al rapporto tra i gemelli. Il giochetto dei due fratelli durerà ahimè poco. Claire scoprirà la verità ma dopo uno scontro iniziale continuerà a vedere Bev, trascinandolo in un turbine di droga e alcool, portandolo ad una seconda trasformazione del suo essere, ormai non piu’ diletto al lavoro, ma un essere paranoide e ossessivo, cosi ossessionato da pensare che tutte le sue pazienti siano esternamente normali ma 
”all’interno…sono deformi.” proprio come Claire, il suo morbo, il suo flagello. Questo costerà a Bev anche il lavoro portando quasi alla morte una paziente sotto i ferri, con degli attrezzi ginecologici rudimentali da lui creati, attrezzi che ci ricordano il gusto dell’orrido del regista, seppur non ai livelli dei film passati come Brood e Rabbid, contenenti scene splatter ai massimi livelli. Questa volta Cron non è stato il solito visionario, non ha aggiunto nessun elemento disdicevole perchè la realtà stessa del film lo è, angosciante, disturba inconsciamente lo spettatore con una regia molto cupa, ricca di dettagli. Unica scena surreale è il sogno di Bev in cui Claire strappa a morsi il cordone ombelicale che lo lega ad Ellie, che sta ad indicare il ribrezzo del distacco da suo fratello e dell’impossibilità di separarsene. Assistiamo a diversi volti di una personalità divisa in due corpi in un continuo cangiante, la decadenza dell’amore fraterno sino alla conclusione, in cui c’è la terza mutazione, anzi mutilazione corporale. Ellie non puo’ lasciar solo Bev nella sua autodistruzione ed ecco che si ricongiungono, si droga anche lui e ormai infetto dal pensiero ossessivo di doversi scindere dal fratello e avere vita propria, Ellie si sacrifica, si fa mutilare, si fa maciullare da Bev, e muore. ”Il verbo si fece carne”. Bev è finalmente libero. Si toglie i vestiti sporchi, si lava e si veste con giacca e cravatta, proprio come prima. Esce fuori, chiama Claire da una cabina ma no…non si puo’ affrontare la vita da soli quando si è vissuto all’unisono con qualcun’altro troppo a lungo. Riattacca il telefono senza rispondere, torna dal corpo reciso del fratello e assistiamo ad un finale degno da tragedia greca. Un film che rappresenta il decorso di una vera e propria malattia, vivere bastando a se stessi, poi il morbo, l’attraversamento della decadenza fisica e mentale, terminata con l’autodistruzione, ed infine, la morte.

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