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Per alcune mentalità sterili,  la  donna è sempre stata vista come il sesso debole,  portata ad essere esclusivamente moglie e madre o con ruoli lavorativi marginali rispetto a quelli maschili. Nel 1991, Ridley Scott ha deciso bene di  girare una pellicola sulla condizione delle donne schiacciate dalla violenza e arroganza di una società maschilista. Le  due donne protagoniste, l’una casalinga oppressa  dalla brutalità del marito (interpretata dalla fascinosa Geena Devis), l’altra cameriera insoddisfatta della sua relazione (Susan Sarandon) , decidono di  passare un week end in montagna. Thelma parte senza dir niente al marito e, mettendo in valigia una pistola che teneva come difesa personale, partono verso la casa data in prestito da un collega di Louise. Durante il viaggio, Thelma convince Louise a fermarsi in un locale, dove verrà poi agganciata da un omone di nome Alan. Dopo balli e bicchieri di troppo,  Thelma si sente male, cosi Alan la accompagna  fuori al parcheggio del locale, aggredendola  e tentando di stuprarla. Louise, uscita poco prima da un passato di violenza, accecata dalla rabbia prende la pistola e spara, uccidendo il mal capitato.  Cosi, la fuga da un violenze verbali e carnali per un week end, diventa una fuga verso il Messico. Scott (conosciuto per i grandi classici come Blade Runner  e Alien) va oltre ogni genere, e ci racconta attraverso una scenografia  che marca il suo stile western, un mondo  a senso unico, in cui gli uomini vengono rappresentati  interamente  come dei dittatori bugiardi, mentre le donne sono lo specchio dell’ingenuità e della sottomissione. Di certo non è  inesplicabile in quest’opera  il concetto di mancata educazione alla sessualità, al valore personale di donna e in quanto tale, non oggetto di sottomissione ma forza, vitalità e coraggio, celati da un’iniziale semplicità e vulnerabilità di Thelma, ai crolli emotivi di Louise. Un dualismo immaginativo di marito/padre autocrate Darryl, contrapposto al mite e piu’ autorevole Jimmy, interpretato da Michael Madsen  e di Hal (Harvey Keitel) che ricordiamo entrambi ne ‘’le iene ‘’ di Tarantino (in cui erano tutt’altro che autorevoli ! ). Quest’ultimo sembra l’unica figura del film interessato realmente a salvare la vita e la dignità tanta agognata delle due donne. Stesso uomo che pero’,  da loro la caccia. Da questo possiamo dedurre  la contraddizione della personalità maschile che Scott ha tentato di presentarci,  senza banalità e cadenze, attraverso un viaggio  di scoperte e rinascite interiori puramente a carattere  femminile. Mettendo a nudo le proprie debolezze, le continue sospettosità nei confronti degli uomini e l’incapacità di elaborare le ferite. La critica lo ha definito ‘film on the road, alla continua lotta all’emancipazione femminile. Ma  rispondere alla violenza con la violenza e pagare a caro prezzo la propria felicità, non significa forse libertà  perduta?

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