‘’ Non dipingo un tavolo, ma l’emozione che quel tavolo mi suscita’’ – Henri Matisse

Nato a Parigi nel 1905 in concomitanza con i grandi cambiamenti tecnologici, il fauvisme si caratterizzo’ come pittura anti realista, primeggiando la semplicità delle forme dalle pennellate vivide e intense. 

Il termine fu coniato da Louis Vauxcelles, battezzando il movimento in senso derisorio come ‘’selvaggio’’, per sottolineare il forte contrasto dei colori usati dagli artisti.

Come Van Gogh, Cezanne e Gauguin, i fauves rifiutarono la delicatezza dell’impressionismo, concentrando nelle loro tele  l’accrescere della carica emotiva e fortemente espressiva, attraverso soggetti tradizionali quali nature morte, paesaggi e nudi. La profondità, la prospettiva, per loro non erano importanti quanto comunicare emozioni con colori brillanti, semplificando le forme e allontanandosi il piu’ possibile dalla realtà, che loro consideravano ingannevole ed illusoria. 

Tra i maggiori esponenti dei fauves troviamo: Matisse, Dufy, Derain, Vlaminck e Rouault, già presenti nel panorama della pittura francese, ma divenuti famosi solo nel 1905.
Negli anni le critiche non vennero meno: il loro distorcere la realtà con colori primari, utilizzati in funzione antinaturalistica come alberi viola e figure umane rosse, confondevano il pubblico, tanto da definirli ‘’falsi artisti’’, con l’unico scopo di avere notorietà nel mondo dell’arte.  Ma il movimento ottenne anche consensi, in particolare da pittori avanguardisti come Van Dangen e Orthon Friesz, i quali esposero insieme ai fauves al Salon D’Automne nel 1905.
Realizzate solo tre mostre nell’arco di tre anni, nel 1907 il movimento si puo’ dire concluso. Da quel momento,  tutti i ‘’fauves’’  intrapresero percorsi artistici  differenti.

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