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Quando nel  1959 la Nouvelle Vague esordi’ al festival di cannes, i riflettori erano tutti puntati su Jeanne-Pierre Leaud, protagonista quattordicenne in Les 400 coups. Insieme a lui Truffaut , escluso al festival soltanto un anno prima, ed ora, premiato come miglior regista.

Il successo clamoroso ottenuto dal pubblico e dai critici fu dovuto soprattutto alla verosomiglianza tra la storia di Antoine Doinel, adolescente oppresso dalla sordità degli adulti alla ricerca di affetto negatogli, e il passato dello stesso Truffaut, ricostruito all’interno del film fedelmente, senza esuberanze.

Antoine vive con una madre distante dedita solo a se stessa, frustrata dalla vita casalinga a cui tenta di sfuggire facendosi un amante. Il patrigno, nonostante sembra dare piu’ attenzioni ad Antoine, ignaro di tutto preferisce dedicare il suo tempo all’hobby per il rally. A scuola la situazione non è da meno: ambiente rigido e severo, viene costantemente punito dai professori indulgenti a causa delle sue marachelle.

L’unica persona su cui Antoine puo’ contare è il suo amico Renè (trasposizione cinematografica di Robert Lachenay, amico di infanzia di Truffaut) con cui condivide scorribande e la sua passione per il cinema.
Una notte, decidono di rubare una macchina da scrivere che poi  Antoine, pentito, restituisce pensando di ricevere approvazioni e benevolenza dagli adulti. Al contrario pero’, viene punito severamente. Portato al in caserma dal patrigno, dopo una notte passata tra prostitute e assassini, i genitori decidono di rinchiuderlo in riformatorio.

ANALISI PSICO-SOCIALE DEL FILM
Truffaut ha voluto mostrarci in un film autobiografico, una fase della vita di noi tutti pieno di discordie con il mondo interiore ed il mondo circostante, che si mostra spesso intollerante, malevolo e per niente disposto alla comprensione. Antoine Doinel, non è un alter-ego di Truffaut, come tutti erroneamente ne parlano. Piuttosto, come egli stesso enuncia <<si pone come un personaggio immaginario che si trova ad essere la sintesi di due persone reali». Cio’ che Antoine vive, è stato vissuto anche dal regista, specie il rapporto con la madre ed il riformatorio, anche se in tempi piu’ lunghi.
Dopo Les 400 coupès, troveremo ancora le trasposizioni delle sue esperienze di vita attraverso Antoine Doinel in ben altri 4 film : L’ amour à vingt ans (1962), Baisers volés (1968), Domicile conjugal (1970) e L’ amour en fuite (1979). L’intera saga è un esperimento unico nell’intera storia del cinema.

Les 400 coupès ( letteralmente “fare il diavolo a quattro”, descrizione perfetta della personalità di Antoine) si apre con un excursus sulla cittadina parigina, ambientazione del film e luogo in cui è vissuto Truffaut. Subito dopo i fotogrammi mostrano la classe di Antoine e i suoi compagni intenti a passare tra di loro la foto di una Pin up. Ma proprio quando arriva al banco di Doinel, il professore lo scopre e lo mette in punizione, negandogli la ricreazione.
Dopo questo episodio iniquo, il suo rigetto nei confronti di un mondo adulto ipocrita ed ostile inizia a crescere. Il motivo del comportamento di Antoine lo troviamo pero’ all’interno della conflittualità familiare, genitori distanti che vivono  Antoine come un intruso, un peso, tanto da privarlo di affetto ed attenzioni. Attenzioni che cerca di attirare commettendo scherzi, furti e fughe da casa.
L’appartamento in cui vive con la famiglia è molto piccolo e la sua cameretta adibita all’ingresso, fa capire quanto poco interesse i genitori hanno per lui.
Quando Antoine torna da scuola deve mettere la tavola, cucinare, buttare via la spazzatura obbligato dalla madre, quasi come una punizione nei confronti del figlio che ritiene causa dei suoi mali e della sua infelicità.
La donna, mentre il marito segue gare di automobili come hobby, sfoga la sua frustrazione con un amante. Ma Antoine, durante uno dei suoi bidoni a scuola, li  coglie in flagrante e la paura di una sua confessione al patrigno, farà cambiare atteggiamento alla madre, che diventa improvvisamente civettuola nei confronti del figlio.
Dato il poco rendimento a scuola di Antoine, la donna arriva anche a ricattarlo monetariamente, se questi si fosse impegnato con i compiti. E si illude di domarlo a suo piacimento, invano.
Il padre sembra essere l’unico tra i due genitori a volergli bene, nonostante non sia il padre biologico. Quando il professore di inglese lo interroga e chiede ad Antoine ‘’where is your father?’’  pero’, Antoine non riesce a pronunciare la parola father (= padre) come se inconsciamente negasse il vincolo che ha con il patrigno. Negazione che mostra anche nei confronti della madre: una mattina, giustificandosi di non essere andato a scuola dopo l’ennesimo bidone per problemi di salute della madre, quando il suo maestro gli chiede cosa avesse, Antoine risponde “E’…è… è morta!!!’’.
Con il film Truffaut ci espone anche il ruolo essenziale che l’amicizia occupa durante l’adolescenza, in grado di sostituire l’affetto e la presenza della propria famiglia. Renè, compagno di avventure, è l’unica persona che gli sappia dare conforto, tanto da ospitarlo a casa sua quando Antoine scappa di casa. Condivide con lui la sua passione per il cinema, medesimo conforto che fu durante l’adolescenza per Truffaut. Ed è proprio con Renè che deciderà di rubare una macchina da scrivere per ricavarne qualche soldo. Non traendone benefici, Antoine decide di restituirla, ma gli adulti non premiano il suo gesto bensi’ lo puniscono con cattiveria.
Il padre lo porta in caserma, esasperato. Lo arrestano per furto, e viene rinchiuso in riformatorio. La madre, al contrario del padre, andrà a fargli visita con passività, continuando a mostrargli la sua indifferenza. Suggestiva sarà la sequenza in cui gli fa visita Renè, unica persona che realmente Antoine voleva vedere ma che non lasciano passare. Tutti gli voltano le spalle e costringono anche Renè ad abbandonarlo.
Un mattino, durante una partita di pallone, Antoine fugge. Le ultime sequenze ci mostrano il ragazzo che arriva su una spiaggia, il mare, che non aveva mai visto in vita sua, diventa simbolo della sua libertà. Il film termina con Antoine che si volta verso la telecamera, con un’espressione quasi compiaciuta, come se volesse dirci “guardatemi, abbandonato a me stesso ma ho raggiunto finalmente la mia indipendenza’’.
Per quanto riguarda lo stile, in B/N e formato dyaliscope, la struttura narrativa molto semplice, riesce ad infondere una forte carica emotiva di notevole intensità mentre la sceneggiatura,  senza forzature, ci mostra i personaggi esattamente come sono, senza preconcetti; sequenze geniali di stampo neorealista, che tengono la testa incollata allo schermo senza far  perdere il filo. Uno dei film migliori dedicato alla fanciullezza e alla pre-adolescenza.

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