AUGUST: OSAGE COUNTY, 2013 – John Wells

Tag

, , , , , , , , ,

Dopo aver prodotto Argo nel 2012, l’anno successivo ritroviamo Clooney co-produttore per August Osage County diJohn Wells, prima trasposizione cinematografica dalla pièce teatrale del drammaturgo Tracy Letts . Una irriverente commedia mista ad humor nero, dove vediamo la Streep recitare eccelsamente la parte di una malata oncologica dipendente da psicofarmaci, parte con la quale si è guadagnata (e meritata) la diciottesima nomination agli oscar.

Con l’improvvisa morte del capostipite di casa Weston, la famiglia si riunisce in cordoglio dopo aver lasciato l’ Oklahoma anni prima. Attorno alla neo vedova Violet si stringono la figlia Barbara (interpretata da Julia Roberts) la prediletta ma sempre messa sotto torchio dalla madre per essere convolata a nozze con Bill (Ewan McGregor) accantonando il sogno di diventare scrittrice come il padre; La secondogenita Caren (Juliette Llewis) , frivola donnicciola arrivata in ferrari con il suo ennesimo ricco fidanzato ed Ivy (Julianne Nicholson), unica rimasta ad accudire i genitori, avanti con l’età e ormai con tutte le aspirazioni perdute. A completare il quadretto familiare c’è la sorella di Violet, Mattie Fae e famiglia, con un ruolo decisivo per lo sviluppo dell’intera vicenda.

Passato l’inizio un po’ piatto e ridondante, il vero momento clou dell’intero lungometraggio arriva quando i personaggi durante il pranzo post cerimonia funebre danno inizio ad un circolo di critiche orchestrali, piene di frustrazioni e rammarichi , un vero e proprio scontro generazionale tra chi ha dovuto fare i conti da piccolo con la poverta’ materiale e l’arricchimento morale e chi, oggi, si ritrova ad avere ogni comodità ma con una morale vuota e piatta. Rigurgiti di pensieri rancorosi che fanno subito scattare l’ira dell’istrionica Violet che prende il sopravvento sulle figlie, concludendosi con uno scontro verbale feroce con Barbara, attimi di elevata intensità che mettono in luce quello che va oltre il degrado generale familiare che vediamo per tutto il film, oltre la conflittualità genitoriale e generazionale su cui si basa lo sceneggiato e la difficoltà di comunicazione che lo spettatore coglie guardandoli in scena: la complessa relazione tra madre-figlia. Incomprensioni, silenzi, orgoglio che Barbara ha ricevuto da Violet, li proietta su sua figlia quattordicenne, ribelle emarginata che cerca di attirare l’attenzione fumando marijuana.
Questa volta le vere protagoniste sono le donne e i problemi che affliggono ognuna, al contrario troviamo personaggi maschili deboli e influenzabili. Nel complesso, una famiglia in cui ognuno è sempre stato da solo, pur vivendo in numerosi, legami fatti solo di sangue, sgretolati con grossi buchi neri. Vivere tutti sotto lo stesso tetto farà riemergere dissapori, tradimenti e segreti da battere persino le migliori telenovelas.

Le crude vicende ambientate nell’arido west ricordano quelle di Killer Joe, sceneggiato dallo stesso Letts, ma al contrario, il cinema questa volta sposa il teatro, con monologhi enfatici e taglienti che fanno passare la regia relativamente in secondo piano, eccetto per la fotografia dei paesaggi paludosi e vasti dell’Oklahoma, con colori e contrasti vividi.
Lo spazio pero’ è tutto per i dialoghi, a tratti brillanti, a tratti isterici e destabilizzanti con colpi di scena surreali che avrebbero fatto incazzare persino Gandhi.
Tra un cast di attori emergenti e attori affermati e meritevoli, la scena è quasi tutta della Streep, personalità cinica e spigolosa che non perde mai un solo attimo per sputar fuori i suoi pensieri senza peli sulla lingua e senza avere il minimo rimpianto delle sue parole scomode e fuori posto, portando sempre a galla il marciume e l’infelicità che spesso si trova in molte famiglie americane e non. Crudelmente schietta ma alla fine, non si puo’ che avere solo compassione per una donna piena di rimpianti che vive sola con il suo dolore e la sua rabbia. Quasi se la batte con la Roberts, senza trucco e mal vestita, distinta e solida che sa tener testa a tutti specie nei duelli con la madre, da cui nessuna ne esce vincitrice. Nessuno, alla fine, ne esce vincitore; ognuno ritorna di nuovo sui propri binari da cui erano partiti, stavolta pero’ senza pesi sull’anima.

Se avete voglia di vedere cosa si possa nascondere dietro le apparenze e dietro i silenzi di una qualsiasi famiglia, o semplicemente volete assistere ad un dramma familiare, facendovi venire l’ansia da FRUSTRAzione, è il film adatto a voi. Io l’ho già messo tra i preferiti.